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Lavoro presso l’Unità complessa di Risk Management presso l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini. Ho elaborato protocolli medici e faccio parte del Comitato per la valutazione dei rischi nei contenziosi medico-legali dell’ospedale.

Ho contribuito a realizzare diverse procedure innovative e ho ideato e impostato una check list a cui si fa riferimento anche in Regione Lombardia - Direzione Generale Sanità. Ho partecipato a molteplici corsi presso l’IREF.

La politica del Risk Management, attivata in Regione Lombardia già a partire dal 27 dicembre 2004 con la circolare 46/SA Direzione Generale e successivamente ratificata con  Delibera di Giunta il 18 giugno 2008,  appare ormai definitivamente acquisita a tutte le strutture del Sistema Sanitario Regionale.
Presso il G. Pini sono stati recepiti gli indirizzi di questa strategia, fornendo  un fattivo contributo alla strutturazione di questo percorso virtuoso; in merito è stata realizzata una Struttura Complessa di “Chirurgia Ortopedica Riparativa – Risk Management”.

La finalità innovativa di questo abbinamento,clinico e manageriale, consiste nel volere trattare favorevolmente a 360° il paziente ricorrente in azienda per le cure mediche necessarie, con ciò considerando sia una corretta gestione del rischio clinico e dei contenziosi, sia una concreta risoluzione del potenziale danno biologico da mal-practice ovvero mala-gestione riportato dal paziente.

L’analisi dei dati disponibili permette di rilevare che la disciplina specialistica di Ortopedia e Traumatologia:

  • Costituisce la principale fonte di incidenti ed aggravio del contenzioso;
  • Presenta una maggiore percezione del danno, poiché incidente sull’apparato locomotore e con interessamento prevalentemente artuale;
  • Determina una severa problematica disfunzionale che richiede un gravoso dispendio umano ed economico per la riabilitazione ed il reinserimento sociale dell’ammalato;
  • Produce frequentemente invalidità civile.

A maggiore ragione, pare quindi rilevante procedere ad un completamento della gestione proattiva del danno e/o retroattiva come risarcimento del danno alla persona e patrimoniale, rafforzando la possibilità di una più favorevole ricomposizione stragiudiziale, però percorribile solo potendo disporre di uno strumento risolutivo nel contenimento dello stesso danno alla origine.

In realtà il paziente danneggiato:

  • Solo in casi eccezionali si rivolge al giudice penale per  ottenere la punizione del sanitario …. chiede la commisurazione di una pena intendendo ascriverla alla responsabilità di uno specifico  operatore sanitario e vuole intraprendere una causa penale; meno pertinente l’ente in quanto tale, perché verosimilmente riferibile ad una evidenza di gravità della colpa se non di un dolo.
  • Più frequentemente richiede al giudice civile il riconoscimento del danno in termini risarcitori, sia patrimoniali che specificatamente alla persona.
  • Quasi sempre è fiducioso all’inizio del rapporto contrattuale, che lo lega  ormai prevalentemente all’azienda più che al singolo sanitario, nei confronti della garanzia alle cure richieste.
  • Sempre desidera la risoluzione del proprio stato di malattia, ancor più se di natura iatrogena o comunque intercorso per errore colposo durante il ricovero o le cure ambulatoriali.
  • Quasi sempre perde la fiducia nei curanti ritenuti responsabili del danno subito.
  • Spesso perde fiducia nell’Ente quale principale garante del trattamento diagnosti-terapeutico; di conseguenza nei confronti di tutto il Sistema Sanitario cui la azienda afferisce.

La differenza risiede nella correzione chirurgica o medica del danno, prestato da specialisti riconosciuti nel settore in quanto strutturati in centri ospedalieri di alta specializzazione ed eccellenza; questi stessi, differenti dai primitivi curanti, ma sempre agenti all’interno dello stesso Sistema Sanitario Regionale.

La strategia vincente del Risk Management, introdotta per migliorare la garanzia di tutela della salute del cittadino, come peraltro riconosciuto dalla stessa Carta Costituzionale  (art. 32 Cost. Rep. It.), viene così ad essere implementata in modo determinante dal prendere in cura il paziente, potenzialmente ovvero effettivamente danneggiato, ma anche con trattamenti clinici specialistici chirurgici, sia in regime ambulatoriale che di ricovero.

Tali trattamenti specialistici e dedicati, verranno prestati da personale di comprovata e riconosciuta esperienza sia chirurgicamente che managerialmente nella risoluzione di dati problematiche e complicazioni, potendo disporre di un canale preferenziale di accesso ai servizi. Soprattutto questa attività mira al rispetto del paziente inteso sotto il profilo umanistico.

Tale attività richiede allocazione di mezzi e risorse come si conviene ad un centro di riferimento regionale e deve essere per tale ragione stabilita e strutturata per l’Ortopedia e Traumatologia presso un Istituto Specializzato di rilievo nazionale ancor più che regionale come il G. Pini di Milano. Tale struttura diviene centro di riferimento regionale per la cura dei potenziali danneggiati relativamente alla patologia ortopedica e traumatologica, acquisendo casi in provenienza da tutto il territorio regionale ed anche nazionale ed estero essendo il C.O.R. già riconosciuto come centro di riferimento della S.I.O.T. e dell’Advisory Board Europeo.

Queste connotazioni di capacità e centralità del servizio permetteranno di minimizzare le perdite e massimizzare l’efficacia del risultato finale secondo un criterio ergonomico di sostenibilità economica, come peraltro già evidenziato da studi originali nel settore della farmaco-economia.

Si sottolinea che un tale centro di riferimento  regionale con tali specifici compiti, dovendo disporre di risorse proprie  per la necessaria strutturazione dello stesso servizio e per razionalizzare gli inevitabili costi, dovrà risiedere in un selezionato centro di cura in cui sia già formato ed addestrato personale altamente qualificato.